Emanuele Filiberto, un artista a tutto tondo

L’anno da poco concluso ci ha regalato grandi soddisfazioni, catodicamente parlando. L’era del digitale ci ha aperto nuovi mondi, e fatto scoprire nuovi personaggi. Ma una delle soddisfazioni più grandi ci è arrivata da mamma RAI, che ci fornisce sempre nuovo materiale per cercare di giustificare le sue pressanti richieste di pagamento del canone. Ci ha provato con un format che sembra partorito da un bambino di nove anni in trip di zuccheri: Pechino Express.
L’idea è questa: viaggiare da Haridwar, India, fino a Pechino usando solo mezzi di fortuna di qualsiasi tipo, con un budget quotidiano di circa due euro a coppia. Poi ovviamente il regolamento prevede tutto un sistema di prove e controprove che già alla seconda puntata ci ha causato copiosa epistassi, ma ce l’abbiamo fatta in nome di un format avvincente, e di concorrenti che non abbiamo potuto fare a meno di amare (Costantino della Gherardesca, “I pizza”, le veline che per farsi aiutare dagli autoctoni non facevano che urlargli “Help we!”…). Ma soprattutto per lui, il conduttore di questo programma che speriamo tanto avrà una seconda edizione: Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria di Savoia, detto Emanuele Filiberto; così, senza cognome. Come Cher.

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Una intensa espressione di Emanuele Filiberto

E proprio come Cher, è un artista a tutto tondo. L’abbiamo visto in veste di opinionista, poi come cantante sul palco di Sanremo (ma prima ancora qui), e persino come attore, nell’ultimo cinepanettone della storia del cinema.
Così mamma RAI ha deciso di dargli uno show in prima serata, e lui non ci ha delusi. Ce ne siamo impipati bellamente di X Factor (ok, tranne una volta, ma la vita delle Telecomari è difficilissima), e ogni giovedì siamo rimasti rapiti dai grandi occhi lumacati di inconsapevolezza di Emanuele Filiberto, dalla sua capacità di recitare male anche un “Siete pronti ad affrontare questa nuova prova?”, dalla coerenza con cui spiegava un regolamento incomprensibile in modo incomprensibile, rendendo giustizia allo scopo del programma, che era chiaramente confondere lo spettatore e liberarsi fisicamente dei concorrenti smarrendoli tra India, Cina, e prigioni di massima sicurezza.

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Emanuele Filiberto comunica con i concorrenti di Pechino Express,
ma la sua intensità si percepisce anche via radio.

Sopravvissuto non si sa come a quest’avventura, il nostro eroe si cimenta in un ruolo in cui l’avevamo visto già qualche anno addietro: il testimonial pubblicitario. Niente olive e paesaggi idilliaci, stavolta, ma sesso, droga e rock ‘n’ roll. La droga in questione è il fumo, ed Emanuele Filiberto è il testimonial di una sigaretta elettronica, che dovrebbe aiutare a smettere.
Lo spot è davvero audace: allontanate i bambini dalla stanza. Potrebbe venirgli voglia di iniziare a fumare.

Quest’uomo ha fumato per vent’anni: tosse, divieti, freddo… poi smette, e arriva la gnocca. Tanta, maledetta, e subito. Il concetto fondamentale dietro questo prodigio della scienza non è trovare un aiuto per smettere di fumare, ma un aiuto per accoppiarsi di più. Non basta smettere di fumare per avere una vita sessuale più appagante, no: devi fare come fa lui. Devi fumacchiare un pennarello e sederti a un tavolo già ben fornito di materia prima. Emanuele Filiberto, nella sua innocenza di sangue blu, al sesso non ci pensava neanche: lui era felice perché gli avevano dato un pennarone fumante e una cena a base di pesce. Poi la signorina gli ricorda il celeberrimo legame tra le sigarette elettroniche e i rapporti sessuali e lui dice “Ok”. Che avreste fatto, voialtri?
Gli altri astanti, ovviamente, ridono, ma a lui non importa, perché ormai quel “…più sesssso” sibilato dalla biondina per lui equivale a una promessa (e ciao ciao signora di Savoia). Anche se lui alla fine un po’ compromette tutto, dicendo che la bionda più sexy è proprio lei, la sigaretta elettronica. Insomma, l’autore novenne strafatto di zuccheri ha colpito ancora.

Ms. Conclusion

N.d.Telecomari: Troviamo comunque encomiabile da parte di Emanuele Filiberto prestare il suo volto in favore di prodotti che aiutino – in un modo o nell’altro – a contrastare il fumo (no, non stiamo parlando ancora delle olive).

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