Perché Sanremo è Sanremo? – Nina Zilli, Samuele Bersani, Dolcenera

Vi ricordate? Avevamo promesso che avremmo seguito Sanremo. Avevamo promesso che avremmo scavato nel torbido delle già torbide carriere dei Big di quest’anno. Bene, le Telecomari mantengono promesse come i governi le disattendono.
Ecco a voi la prima terna di Big: Nina Zilli, Samuele Bersani e Dolcenera, ovvero i ggiovani non più ggiovani.

Prima di diventare la sofisticata signorinella che noi tutti conosciamo, Nina Zilli era Maria Chiara Fraschetta, carismatica leader in dreadlocks e gonnoni lunghi di Chiara&gli Scuri, con l’indimenticabile hit Tutti al Mare.

Una diapositiva esemplificativa della mutazione genetica di Nina Zilli

Correva il lontano 2001, e bisogna dirlo: la Nina era figa anche allora, senza la patina della signora garbata e con il 50 per cento di morbidezza in più. Una figaggine che evidentemente non passava inosservata, nonostante i tutoni sformati e le scarpe da ginnastica, se Red Ronnie decise di scegliersela come valletta per l’ultima edizione di Roxy Bar.

Non esistono molte prove in giro di questa fase della carriera di Nina, ma le Telecomari sono riuscite a scovarle per voi. Negli ultimi minuti del video che segue potrete osservare una giovanissima Zilli in versione casalinga di Voghera mentre saluta Ike Willis, dando peraltro dimostrazione del suo ottimo inglese.

(N.B.: partendo dal min. 6.23 potrete risparmiarvi l’ascolto di tutto il pezzo di Frank Zappa, che a orecchie poco avvezze potrebbe suonare più o meno come una supercazzola sonora.)

Samuele Bersani parteciperà al Festival con Un pallone. Ha raccontato a «Repubblica» che l’idea è partita vedendo un cane felice del suo pallone bucato. Deve averci proprio una passione per le cose bucate, Samuele Bersani. Tralasciando il fatto che il suo primo successo è stato Chicco e Spillo, che parlava proprio di due che di buchi se ne facevano parecchi, anche il suo look trasmetteva quell’aria di buco… nel maglione.
Magari i suoi maglioni erano nuovi e comprati apposta per le varie ospitate televisive, ma lo nascondevano benissimo.

Doppio nascondismo (del buon gusto e di Bersani)

Però lui anche così aveva il suo fascino. Faccia pulita e maglione infeltrito. O magari eravamo noi troppo giovani e piene di ormoni, e avremmo trovato affascinante anche una chiave a brugola.

Dolcenera è una canzone di Fabrizio De André. Ma è anche il nome d’arte di Emanuela Trane, che ha pensato bene che scegliendo come nome d’arte “Manu” dopo due settimane non se ne sarebbe ricordato nessuno. E invece è ancora qui. Dolcenera ha già sbancato il Festival, vincendo nella sezione “Proposte” nel 2003. Ci è tornata nel 2006, ma è arrivata seconda.
Ma mettiamo da parte la musica: stiamo parlando di Sanremo, dopotutto. Puntando evidentemente a scalzare la Consoli dal suo trono di icona lesbo per eccellenza, negli anni Dolcenera ci ha disorientati con repentini e radicali cambi d’immagine. Una chiara evoluzione da ragazzetta pulita e un po’ anonima, a ribelle spettinata e arrabbiata di default, fino alla repentina virata verso la femme fatale (per dirla con un eufemismo).

Dolcenera acqua e sapone, intrisa di joie de vivre e come mamma l’ha fatta

Facendo anche a lei il nostro più sentito in bocca al lupo per questa edizione del Festival, le diamo due piccoli consigli. Prima di tutto: mangia, sei troppo magra. E poi, quando ti chiedono di fare “er saluto”, non ci cascare e muovila, quella mano. Muovila.

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