Metti una sera di tre quarti – Quarto Grado

Usciti dal coma sanremese, abbiamo ripreso a guardare la tv a tutte le ore, su tutti i canali, in tutti i luoghi e in tutti i la… scusate, ogni tanto ci riparte la brocca del bel (?) canto.
Come sapete, abbiamo degli amici anche noi Telecomari (non è vero che se guardi la tv non hai amici), o – se preferite – potete chiamarli ancora losche spie o simpatiche canaglie.
O Serena Manieri. È lei la special guest di questo post; Serena stoicamente sacrifica i suoi venerdì all’altare del tre-quarti più di tre-quarti di tutto l’orbe catodico: Quarto Grado di Salvo Sottile.
Serena è tornata – con buona pace di Salvo che stava già sguinzagliando i cani molecolari per cercarla in alta Brianza – sta bene e ci ha raccontato l’effetto che fa.

Accucciamose un momentido, e parlamo.

Venerdì sera. La stanchezza della settimana si fa sentire per l’“amico-telespettatore” di Quarto Grado, che tutte le mattine negli ultimi 7 giorni si è svegliato chiedendosi: “Cosa sarà successo di nuovo ad Avetrana?”.
Cosa c’è di meglio, quindi, che sdraiarsi sul divano e ricevere comodamente a casa propria un fritto misto di aggiornamenti sui più grandi casi irrisolti, sperando di non essersi persi il riepilogo delle puntate precedenti, che fa molto Beautiful.
L’amico-telespettatore corre a posizionarsi davanti alla tv, ma non riuscirà ad anticipare l’ineccepibile Salvo Sottile. Il suo mezzobusto è infatti già stato incollato con il mastice al leggio che lo sosterrà per tutta la puntata. Il gomito sinistro, appoggiato sul piano, entro fine serata traforerà il legno. Resta libero solo il braccio destro, con il quale Salvo cercherà a fatica di dirigere il traffico di ospiti che affolla lo Studio 1 del Centro Palatino.

La creatura mitologica Sottile: mezzo uomo e mezzo busto

La formazione è quasi sempre identica: la giornalista Sabrina Scampini, con lo smalto abbinato all’abito a tubino, nel ruolo di riepilogatrice a comando del caso del giorno; Meluzzi e Picozzi (dei quali ignoreremo i nomi di battesimo per il solo fatto che i loro cognomi, letti in sequenza, suscitano una musicalità inaspettata), esperti di psicologia criminale, cercheranno di capire se il sospettato è colpevole dalle sue rughe d’espressione; Barbara Palombelli, giornalista famosa per aver sposato Francesco Rutelli e per il suo pressappochismo, data la banalità dei suoi interventi sul fatto che una mamma vera non abbandona i suoi figli o che una rondine non fa primavera. Accanto a lei Piergiorgio, il “cane molecolare” impegnato nelle ricerche di persone scomparse. Il suo prossimo incarico sarà scoprire che fine ha fatto Nevruz dopo XFactor.

Piergiorgio, il cane molecolare

Poi finalmente i pezzi da novanta. Il medico legale, l’antropologo forense e il comandante dei Ris. Un concentrato di competenza capace di disorientare la Palombelli, che decide allora di interagire solo con Piergiorgio, mentre lui si chiede cos’ha fatto di male per essere un cane molecolare. Ospite d’onore, il modellino tridimensionale di DNA, versione Rete4 dei plastici di Porta a Porta, adattabile però a tutti i casi.

Il DNA in 3D

Il tempo passa e Salvo Sottile è accigliato. Sente di dover risolvere almeno un caso entro le 23.30. Prova a collegarsi con Remo Croci da Brembate di Sopra, ma l’inviato, posizionato di notte su una strada isolata del paesino lombardo, non può che ribadire dettagli già noti. Inspiegabilmente, in piena notte, in aperta campagna, Remo Croci è incapace di procurare qualsiasi novità, non ha nessun documento esclusivo. Salvo lo punisce passando sgarbatamente al caso Avetrana: Filomena Rorro è davanti al Tribunale di Taranto. Ecco un nuovo resoconto sulle indagini, che, in assenza di grandi svolte, sfocia nel gossip più sfacciato su quanto sia dimagrita l’imputata.
Il conduttore è deluso e cerca di recuperare l’appeal della trasmissione con un invito: “Filomena, richiedici la linea quando vuoi, se ci sono aggiornamenti” (anche qui, delusione massima, quando non arriveranno aggiornamenti – alle dieci di sera – davanti a un tribunale inspiegabilmente chiuso).
Ma ormai la tensione in studio si può tagliare a fette; lo spettatore lo avverte e si chiede se per caso il buon Salvo non ce l’abbia anche con lui: sono quasi 10 minuti che non si sente chiamare “amico-telespettatore”.
Ma Salvo non si perde d’animo. Punta il gomito, aggrotta la fronte, decide di prendere tempo per poi sfoderare l’asso nella manica delle intercettazioni sottotitolate.
Meglio mandare la pubblicità, ma non prima di aver anticipato “nuovi documenti esclusivi e (sopracciglio all’insù) senza censure. Restate con noi… amici telespettatori”.
Si, l’ha detto ancora. Ora che ci ha chiamati per nome, possiamo spegnere la tv tranquilli.

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