Volo in diretta – Il mistero dell’uomo senza pacman

Sul ritorno di Fabio Volo in tv si è creata subito grande attesa. E così come dove c’è Barilla c’è casa, dove c’è grande attesa ci sono le Telecomari.
In realtà avevamo un po’ paura della Grande Attesa. L’ultima Grande Attesa è stata per lo show di Panariello, e ancora dobbiamo svegliarci del tutto. Vi siete accorti che non ne abbiamo scritto? Non è stata distrazione: si tratta di incredula narcolessia, che puntuale ci coglie a ogni puntata. Panariello ci perdoni. Noi lui lo perdoniamo, in fondo. I suoi autori meno.

Ma torniamo a Volo in diretta. La prima puntata è preceduta da Chi l’ha visto, che non è il massimo, come traino: bisogna tenere conto anche di questo, in fase di lettura dei dati d’ascolto.
Per le Telecomari, invece, non fa differenza: noi guardiamo tutto, sempre, ovunque. Non esistono traini.
La puntata si apre con Fabio Volo che ha in braccio un neonato. Un neonato!
Un neonato vero, che – probabilmente resosi conto della sua situazione – piange come un disperato.
La cosa va avanti per un po’, finché Fabio Volo non decide che è abbastanza, e – sorridente e imbambolato come se il bambino fosse suo – lo consegna ad Anita Caprioli che, bontà sua, se lo porta via.

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Ora che il pupo è andato, via alle danze, via alla sigla e via alla musica (la band che suona dal vivo in studio sono gli A Toys Orchestra).
Fabio Volo parte con l’air guitar; deve aver studiato, il ragazzo: non si ferma più. Si agita come un pazzo e, nonostante questo, non suda. È in maniche di camicia (per di più scura), e non sono comparsi i pacman di sudore sotto le ascelle che chiunque si aspetterebbe a questo punto.
Il tono è colloquiale, parecchio. Ci tiene a farci sapere che è emozionato, ci tiene ad abbassare le aspettative (quali?). Si avvicina alla telecamera per stabilire un contatto con noi. Ecco, sì, basta, Fabio Volo: troppo vicino. Sembri un pesce, sembri.
No, Fabio Volo, non vogliamo vedere la tua pelata incipiente, grazie; ecco, allontanati dalla telecamera, lascia perdere la calvizie, e raccontaci qualcosa: intrattienici, facce ride!

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No, Fabio Volo, non vogliamo che ci spieghi cos’è l’articolo 18, alle 23.27 del giorno centrale della settimana. Così mi sparo, Fabio Volo. Se avessi voluto una cosa del genere, a quest’ora starei leggendo Il Sole 24 Ore, invece che guardare la tele.
Ma… un momento… dove diamine è finito? Sarà mica andato a pettinarsi? Non è che è sparito in camerino a fonarsi le ascelle (il che spiegherebbe perché non gli escono mai i pacman)?
Ah, eccolo qui! Fabio Volo si diverte a sbucare da punti diversi dello studio; gli piace molto l’aria da backstage. Gli piace così tanto che tutto il programma sembra un backstage, un’attesa di Godot. Un Godot che in questa trasposizione catodica sarebbe un conduttore vero, con uno show vero e tutto il resto.
Di elementi di spettacolo però ce ne sono. C’è un’intervista a Franco Battiato che merita di essere salvata, perché possiamo ascoltare anche l’audio dei pensieri di entrambi (pagheremmo per vederli in sala doppiaggio a registrare la voce dei propri pensieri, insieme). E perché Battiato, nei “suoi” pensieri ad alto volume, dà del pirla a Fabio Volo.
Non la solita intervista, insomma. Idea paracula, ma molto carina, lo ammettiamo.

Molto più che carino, invece, il momento in cui sulla scena torna Anita Caprioli, bellissima, vestita da Primavera, e recita una poesia di Alda Merini. E se ne va. Trasportata da un tapis roulant.
Lo stesso tapis roulant su cui poi Fabio Volo si dimenerà come un ossesso assieme ai suoi coreografi («Mi insegnano a ballare direttamente in onda»). E ancora non gli escono i pacman sotto le ascelle. In compenso, prenderà in giro il suo cameraman (nonché spalla in altri suoi programmi) per il fatto che – poverino – sudi come un Camoscio d’Oro lasciato fuori dal frigo nel mese di luglio.

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No, Fabio Volo, di nuovo: non ce ne frega davvero niente del fatto che stai perdendo i capelli, ti prego.
A mezzanotte si chiude, in linea con l’accresciuta pesantezza delle nostre palpebre.
Anche questo è positivo: non avere la pretesa che un one man show possa durare tre ore soltanto perché così si usa. 23.15/00.00: durata più che accettabile.
Anche per questa ragione lo salviamo. E poi, pensandoci, se Fabio Volo passa un po’ più di tempo in tv, magari la pianta di scrivere libri.

2 thoughts on “Volo in diretta – Il mistero dell’uomo senza pacman

    • In effetti anche noi ci capacitiamo del perché insistesse tanto a farci vedere la testa pelata e non tanto quel che c’era dentro…però noi Telecomari non l’abbiamo bocciato come – ahinoi – ha fatto l’auditel🙂

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